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Gaetano Gianzi: "Viaggio nel lavoro per terre e per mare"

L’omaggio che Gaetano Gianzi rende a Corigliano ha questa volta il volto, le mani, la fatica, di uomini e donne che dal territorio e dalle sue risorse traggono attività, realizzano imprese, ne valorizzano potenzialità e esiti produttivi. La scelta di raccontare l’agrumicoltura, l’olivicoltura e la pesca è figlia di una lettura attenta del territorio, delle sue implicazioni; di una storia molto lunga che attraverso le sue fotografie ha una dimensione atemporale, una narrazione che pure incardinata nel presente per le caratteristiche del lavoro e per la sue specificità viene da lontano mantenendo anche nella modernità caratteristiche antiche. Colpisce nelle sequenze delle immagini la dimensione multi razziale, le mani nodose che non hanno patria geografica, ma solo sentimenti universali. Vi è nella ricerca di Gaetano Gianzi la necessità, puntualmente soddisfatta, di travalicare l’immagine ad effetto, il patinato racconto di armonie e colori, per perseguire la verità di una storia che il lavoro, soprattutto quello fisico, ha capacità di rappresentare. Si ha la sensazione di fronte ad un definitivo bianco e nero che quelle facce, che gli agrumi e le olive che hanno fra le mani che quel pesce ordinato abbiano anche la responsabilità di rendere meno superficiale, il nostro consumo alimentare, cogliendo perfettamente la dimensione di medium e ambasciatore di un territorio che un prodotto della terra o del mare si trascina con se. Molti possono essere i metodi, gli strumenti e le parole per proiettare un territorio, la mostra fotografica di Gaetano Gianzi ha il merito di sintetizzare aforismi sofisticati con un marketing moderno mai disgiunti dalla centralità dell’individuo e dalla sua fatica.
Antonio Schiavelli